
La folle idea di farsi 1200 chilometri in una sola tappa (per arrivare a Essen mercoledì alle tre di notte) ha il suo vantaggio: alle 9:30, invece di stare in mezzo al traffico teutonico del giovedì mattina, eravamo già col biglietto per la quattro giorni davanti all’ingresso dello Spiel. Una scena che si vede davanti ai Wal-Mart il giorno dell’apertura dei saldi.
L’anno scorso, senza anticorpi, ci gettammo su qualsiasi scatola disponibile, ignorando o quasi gli stand degli editori. Tornammo con quaranta giochi, meno della metà dei quali giocata e goduta. Quest’anno, l’obiettivo era la qualità: una lista di giochi da acquistare assolutamente più un’altra con i giochi da provare prima.
Forti di questa convinzione, neanche dieci secondi ed eravamo seduti al tavolo della What’s Your Game, l’editore italiano che presentava Vasco Da Gama. Mentre attendiamo l’inserviente, un simpatico giornalista olandese si unisce a noi. Il gioco ci viene spiegato in maniera leggermente confusionaria da uno dello staff e, dopo un po’ di dubbi sulle regole (tutti fugati dal grafico del gioco, Mariano Iannelli), facciamo una partita. Vinco io, seguito dal giornalista che supera Alessia sul filo di lana. Il gioco è un tedescone da manuale: affare fatto.
Il tempo di una sigaretta veloce e di nuovo nella mischia. Passiamo davanti allo stand della QWG quando si libera un tavolo per Carson City. Essendo dello stesso autore di Royal Palace, avevo preordinato il gioco, ma l’ambientazione western mi convinceva poco, per cui era nella lista “da provare”. Ci sediamo e iniziamo il setup per conto nostro: lo staff è molto impegnato. Si aggiunge al tavolo Firmin, un ragazzo basco che fa l’insegnante in Germania. Dopo un’infarinatura sulle regole, raccontate da una ragazza con una pronuncia un po’ da ubriaca, iniziamo a giocare: Firmin è un giocatore competitivo, e spulcia il manuale chiedendo continuamente lumi allo staff. La partita è veloce, e il meccanismo di piazzamento seguito dalla risoluzione delle fasi in stile Caylus ci intriga. Vinco io di nuovo, con Firmin secondo e Alessia terza. Decidiamo di comprarlo (edizione limitata con carta bonus Indiano). Passa di lì Xavier Georges e mi faccio autografare la copia.
Passiamo poi dallo stand della Edition du Matagot, presa d’assalto dai visitatori che giocano a una nuova versione di Werewolf. Voglio provare Cyclades, ma lo staff ci dice che, grazie alla posizione molto favorevole (davanti all’ingresso principale), ci sarà da aspettare un po’. Alessia sbircia il gioco e pone il suo veto: troppi segnalini e grafica non convincente. Bocciato. Ma è tempo di pensare agli amici: un salto alla postazione dello Spielbox per prendere l’espansione nuove capanne di Stone Age per Marina e Massi.
Sono passate due ore e abbiamo visto due soli padiglioni. E’ ora di iniziare a sfoltire la lista dei giochi da comprare: si va dalla 2f-spiele. Questo è l’anno di Fabrikmanager/Factory Manager, quindi tutto lo staff – Friedemann compreso – è vestito in tuta da lavoro. Purtroppo le regole in inglese ce l’ha solo l’edizione della Rio Grande, così compriamo tre copie (poi non si dica che non pensiamo agli amici) dell’espansione Brasile/Penisola iberica. Alessia dona diversi euro e si prende un po’ di carte Umspannwerk, richieste da tutti gli amici che hanno Funkenschlag. Tornati dallo stand della Rio Grande, Alessia intercetta Friedemann Friese (timidissimo, mamma mia) e gli fa autografare Factory Manager in inglese.
Prossima tappa, Macao di Stefan Feld, l’autore di quel gioiellino di Notre Dame. Allo stand dell’Alea e nelle aree comuni ci giocano in tanti. Mi avvicino al tavolo dove Feld sta spiegando le regole e vedo che il gioco dipende fortemente dalla lingua. Lo staff dell’Alea mi dice che il gioco è uscito solo in tedesco. Peccato! Mi consolo comprandogli l’Alea Box, che contiene tra l’altro un’espansione per Notre Dame.
E’ quasi ora di andare. Decido di avvantaggiarmi e passare dai ragazzi della Czech Games per comprare Dungeon Lords, di Vlaada Chvatil. Lo stand è preso d’assalto: Vlaada è gentilissimo a spiegarmi il funzionamente del gioco, e di come cambi radicalmente in due giocatori. Glielo compro, gli chiedo un autografo e scatta il siparietto. Vlaada chiede una penna e scarta sdegnosamente le prime due che gli avevano passato: ci immaginiamo che voglia lasciare un timbro papale sulla scatola. Poi sceglie la terza penna e fa… un autografo di 20 millimetri!
Sulla via del ritorno incocciamo la postazione di BoardGameGeek, dove tutto lo staff indossa una maglietta da football americano (anche Derk, ma lui si nota più che altro per il kilt). Ci facciamo dare due username e votiamo i giochi provati. Poi vedo Aldie e vado a stringergli la mano. Poi tira fuori una carta di Agricola appositamente creata per BGG e me la autografa.
Finisce così il primo giorno di fiera, ma non la giornata ludica. Al ristorante conosciamo Lorenzo, Lorenzo e Giulia rispettivamente autori e grafico di Horse Fever, primo gioco della loro neonata casa editrice, la Cranio Creations. Promettiamo una visita al loro stand per l’indomani.
Tornati in albergo dopo cena scopriamo che l’Holiday Inn Express (l’hotel dove alloggiamo) è colonizzato dai giocatori, che stanno giocando su tutti i tavoli della hall: non possiamo tornare a casa senza aver giocato nella hall. Vado a prendere Factory Manager ma dopo venti minuti siamo stanchi morti, per cui rinunciamo. Approfitto però della presenza di geek per chiedere ai nostri vicini di tavolo un’impressione su Stronghold, al quale stanno giocando: la loro risposta mi convince che non è il caso di prenderlo. L’atmosfera giochereccia non scema neanche fuori dall’hotel, in pausa sigaretta, dove conosco tre ragazzi bergamaschi ai quali consiglio di comprare Power Grid.
Che bello, ci sono altri tre giorni di gioco!
Giochi comprati:
- Power Grid – Factory Manager
- Dungeon Lords
- Carson City
- Vasco da Gama
Espansioni comprate:
- Funkenschlag – Mappa Brasile/Penisola Iberica
- Carson City – The Indian
- Agricola – BGG Ubergeek
- Stone Age – The New Huts
- Funkenschlag – Ummspannwerk
- Alea Box
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