Spiel 2010 – Giorno uno

02/11/2010

Segnalazioni

Lo Spiel 2010 era stato accuratamente pianificato: ferie prese con mesi di anticipo, hotel prenotato a maggio (Ruhr capitale europea della cultura 2010, meglio non rischiare), arrivo in città il giorno prima dell’inizio della fiera, lista dei giochi nel radar sotto mano e in doppia copia, e così via.

Il carnajo

Giovedì mattina, davanti all’ingresso della Messe, la coda è più lunga del solito. Non riusciamo a fotografare l’apertura della fiera come l’anno scorso, ma siamo dietro ai primi. L’esperienza degli anni passati serve a qualcosa e ci immunizza dallo spaesamento iniziale.

Scartiamo l’ingorgo generato da 7 Wonders, che non è nel mio radar benché lo sia in quello di migliaia di visitatori, e ci dirigiamo verso quello della Eggertspiele, che presenta Grand Cru e Rummelplatz. Il primo è già preso d’assalto, il secondo no: sto per sedermi quando vedo Alessia col pollice verso – “carino, ma non ci giocheremo mai”. Ha ragione ed evitiamo di provarlo.

La lista dei desideri

Mentre ci aggiriamo nella fiera, penso all’unico errore commesso dopo tre edizioni consecutive dello Spiel: offrirsi di portare qualcosa da Essen agli amici, “tanto siamo in auto”. Con una lista lunga il triplo della mia, passo da un padiglione all’altro cercando di intercettare qualcosa nel tragitto.

Sperando di provare Great Fire of London (ma lo stand è preso d’assalto), incrocio il booth della Treefrog e acquisto una copia di London (che, per un caso curioso, è ambientato dopo il Grande Fuoco di Londra). Il mio committente voleva l’edizione deluxe, ma lo staff mi informa che è andato esaurito 25 minuti dopo l’apertura della fiera (!). Evidentemente Wallace ha fanboy più estremisti di quelli della Mela.

Mord im Arosa (si, proprio quell’Hotel Arosa!)

Ma stiamo cianciando: l’anno scorso, a quest’ora, avevamo già provato Vasco da gama e ci accingevamo a inaugurare Carson City.

Rimediamo subito: allo stand della Zoch Verlag campeggia un cubo di tre metri per tre all’interno del quale si può provare Mord im Arosa, il party game di Alessandro Zucchini.

All’ingresso del cubo, una porta di ascensore aperta da una ragazza vestita da valletto d’albergo – che geni.

Entriamo dentro al cubo, aggrediti da un caldo insopportabile. Mord im Arosa si basa sull’ascolto dei rumori prodotti dai cubetti che rotolano all’interno dei sette piani dell’Hotel: operazione impossibile nei rumorosissimi padiglioni della Messe. Giocare dentro al cubo è una soluzione originale, anche se un condizionatore avrebbe giovato alla salute dello staff, costantemente a rischio colpo di calore.

Mord im Arosa, ci spiega il ragazzo dello staff, è ispirato al vero Hotel Arosa di Essen (quello con le lucette colorate sulla facciata). Giochiamo per qualche turno finché resistiamo: il gioco è carino e tutto sommato divertente, ma Alessia impone il suo secondo pollice verso (“carino, ma non ci giocheremo mai”). Maledizione, ha di nuovo ragione: mi tocca obbedire.

Il padiglione italiano

Ci spostiamo al padiglione 9, dove gli italiani sono presenti in forze. Salutiamo i Cranii, che avevamo visto il giorno prima, e passo dalla Red Glove sperando – invano – di trovare la mia copia preordinata di Vinhos in italiano.

Il loro stand è pieno di gente che gioca Jerusalem – con Michele, l’autore – e Loch Ness (curioso come quest’anno i temi vino e il mostro del lago siano stati utilizzati da più di un autore).

Un po’ di spiegoni: Magnum Sal e Target Earth

Dopo una pausa a base di Currywurst ci dirigiamo al padiglione 4 per provare Magnum Sal.

Lo stand purtroppo non prevede partite di prova, per cui mi accontento dell’esauriente spiegazione di Marcin, uno dei due autori.

Il gioco è carino e la meccanica del passaggio di sale in miniera toglie la sensazione di Stone Age che dà la plancia. In più, costa poco: non sento nessun “carino, ma non ci giocheremo mai”: preso e fatto autografare.

Pochi metri più avanti, vedo Target Earth, altro gioco nel radar, allo stand della Gen-X games. Il simpatico standista spiega il gioco a noi e a una coppia tedesca.

Incredibile, è davvero un X-Com in versione boardgame! La base, l’intercettazione degli UFO, la Geosfera, il tech tree…

Purtroppo la qualità dei materiali non è eccellente, e il gioco cooperativo non è il massimo per il nostro gruppo. Decido di non prenderlo a malincuore.

I professionisti dello Spiel

Cambiamo padiglione, vogliamo vedere cosa ha in serbo la Queen Games. Decine e decine di tavoli apparecchiati con Fresco impegnano quasi tutto lo stand. Ho preso Fresco prima di partire, così cedo alla tentazione e acquisto l’espansione uscita in occasione della fiera.

Poi troviamo Thomas, Carlo e gli altri amici di Bergamo conosciuti l’anno scorso e rivisti la sera prima: hanno occupato un tavolo e stanno provando tutti i giochi della Rio Grande.

Hanno giocato a Schwarzer Freitag e hanno appena terminato Navegador. Che professionisti!

Approfittano della nostra presenza per farci giocare a Furstenfeld, la nuova creatura di Friedemann Friese. Gioco carino, ma non mi convince del tutto.

Il gioco del giorno: Troyes

Salutiamo i ragazzi e ci dirigiamo verso lo stand della Pearl Games: anche se l’ho preordinato, voglio provare Troyes. Lo stand è strapieno, per cui ci dedichiamo a depennare qualche gioco dalla lista degli amici. Poi prendiamo l’ultima mappa di Power Grid: Russia & Japan (con l’immancabile carta promo di quest’anno: la Warehouse).

Verso la fine della giornata, ripassiamo dallo stand Pearl Games. Il tavolo si è appena liberato: ci uniamo a due giocatori olandesi e ci facciamo raccontare il gioco da un simpaticissimo Alain Orbain, uno dei tre autori del gioco. Vince Alessia lasciandoci tutti di sasso. Come mi aspettavo, Troyes è davvero bello e originale. Mentre mi complimento con me stesso per averlo preordinato, Alain sparisce proprio quando Xavier Georges e Sébastien Dujardin mi firmano la scatola. Tornerò, cosa crede.

E’ finita la giornata e siamo ancora vivi

Giusto il tempo di tornare allo stand Cranio Creations per scoprire che Alessandro è una macchina da guerra: ha spiegato Escape from the Aliens in Outer Space e Monkey See Monkey Do a centinaia di persone senza pausa. I ragazzi sono stremati ma soddisfatti.

A cena conosciamo Pietro e Nicolò, due degli autori di EFTAIOS, ritroviamo il ristorante dove incontrammo i Lorenzi l’anno scorso e insegnamo l’arte dell'”Eh? Puppa” alla Cranio Creations tutta. Questo rovinerà irrimediabilmente i giorni successivi.

Torniamo in albergo sui gomiti. Ma sapevamo che non sarebbe stata una vacanza rilassante…

Giochi acquistati:

» Spiel 2010 – parte uno / due / tre » Foto21 / 22 / 23-24 ottobre


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