Spiel 2011 – giorno quattro

13/11/2011

Segnalazioni

Questo articolo è parte del racconto dello Spiel 2011: leggi i resoconti del giorno zero, uno, due, tre, quattro, o guarda la galleria fotografica

Arrivare l’ultimo giorno a pancia piena (molti giochi provati, acquisti già fatti) è più che positivo: hai la possibilità di muoverti in fiera senza paranoie.

I Mondiali di Carcassonne!

Su invito dei nostri coinquilini, andiamo a provare Coney Island di Michael Schacht. E’ un gioco di gestione di Luna Park, tema terribilmente simile a Pimp My Park, cribbio. Bisogna indagare.

Di fronte allo stand della Argentum c’è la finale del torneo di Carcassonne: è incredibile quanto seriamente viene presa la cosa; tavoli con timer e bandiere con la nazionalità dei concorrenti, maxischermi che mostrano la partita ai visitatori più distanti, commentatore che gira tra i tavoli. Fantastico.

La partita a Coney Island

Ci sediamo con due ragazze tedesche e una gentilissima standista della Argentum ci segue per tutta la partita (mica come quelli di MIL, tsè).

Il gioco condivide solo il tema di Pimp My Park, ma sia le meccaniche che l’ambientazione (il primo è ambientato all’inizio del secolo scorso, l’altro è più contemporaneo) sono fortunatamente, per i nostri amici, molto differenti.

E’ un gioco di bassa-media complessità, e tutto sommato non è per niente malaccio: più uomini piazzi nella plancia comune più punti vittoria e soldi guadagnerai.

Inoltre, le giostre posizionate sopra gli uomini fanno totalizzare altri punti (e fanno tornare a casa gli omini sopra i quali è stata piazzata l’attrazione). Ad aggiungere pepe, alcuni personaggi ti forniscono utilissimi bonus.

Interessante è il fatto che a fine gioco ogni tuo uomo nella plancia si trasformi in un malus per cui, a un certo punto, devi cambiare strategia.

Le ragazze che giocano con noi ne hanno abbastanza dopo 40 minuti di gioco: facciamo finire la partita a qualche turno dalla sua naturale conclusione con la vittoria del sottoscritto (ma si sa, non vale).

Cité

Poco distante dallo stand della Argentum c’è Cité, giochino che avevo adocchiato prima di partire.

Vedo che è esaurito e che tutti sono abbastanza soddisfatti. C’è anche un tavolo libero: perfetto, mi ci fiondo subito in attesa di qualceh standista di buona volontà.

Purtroppo Alessia non ha la minima intenzione di giocarci: liquidandolo come “clone di Carcassonne” se ne va, obbligandomi a fuggire dal tavolo prima che qualche standista si avvicini. Che figure.

Cazzeggio creativo

Il resto della mattinata passa velocemente: cazzeggio e girovagare senza meta, alla ricerca di qualche buon affare che spero non arrivi (la notte precedente l’avevamo passata a impacchettare i giochi dentro le valigie con il pluriball saggiamente portato da Alessia: non sarebbe entrato neanche uno spillo).

Rivediamo per l’ennesima volta Stefan Feld, che ha una decina di giochi in fiera e salta da un editore all’altro, e finalmente realizzo quello che una vocina mi diceva fin dal giorno zero: è stato separato alla nascita dallo Spine!

Un rapido passaggio agli stand Boardgamegeek e Fairplay confermano che i nostri amici sono fuori dal Geekbuzz del sito americano, ma reggono in top 15 nella classifica dei tedeschi.

La partita a Upon a Salty Ocean

A questo punto mancherebbero due giochi da provare: Upon a Salty Ocean, già nel Radar, e Fief, giochino simil Warrior Knights con tanti spunti interessanti.

La fortuna ci sorride, lo stand Giochix ha un tavolo libero: lo è perché è rimasto un cartello “reserved (h. 14:30)”. Dato che sono le 16:00 chiedo lumi agli standisti, che confessano di essersi dimenticati di toglierlo (il motivo per cui il timido tedesco si era tenuto alla larga dal gioco).

Proviamo ad attendere Peter per giocare in tre, ma non arriva: facciamo una partita a due. Le regole sono semplicissime: due pagine di spiegazioni, quattro per la descrizione degli edifici.

La grafica è buona e l’ambientazione insolita. In due giocatori ci sono molte eccezioni al gioco base, e l’assenza di altri rivali al tavolo si sente particolarmente.

Facciamo una partita in meno di mezz’ora: io punto sulla pesca, Alessia su Notre Dame e sugli edifici. Vinco con un certo margine. Il gioco è carino, ma lascia una sensazione di déja-vu: non lo compriamo e approfittiamo dell’arrivo di Peter per andare a vedere se Fief è disponibile.

La partita a Fief

Alla Asyncron troviamo gli stessi sei giocatori di tre ore prima: stanno continuando la partita che avevamo visto iniziare. Quelli dello stand non ne possono più: ci dicono che stanno giocando come se fossero a casa, prendendosi tutto il tempo che serve per fare una partita valevole per i mondiali.

Ora, capisco che prima di acquistare un gioco da 45 euro bisogna farsene un’idea, ma 1) sei in uno stand che ha un solo tavolo dimostrativo 2) per comprendere i meccanismi del gioco che dura due ore senza spiegazioni bastano una manciata di turni 3) in mezzo alla bolgia di Essen non puoi prenderti dieci minuti per fare una mossa.

Manca mezz’ora al termine della fiera, e finalmente allo stand gli fanno capire che sarebbe ora di lasciar provare il gioco a qualcun altro. Se ne vanno (senza comprarlo) e ci sediamo in tre: lo standista ci spiega il gioco e ci permette di fare chiusura (che significano ben quattro turni di gioco).

In quel poco che abbiamo giocato però Fief ci ha convinto: il giocone (da sei, finalmente!) che volevamo accaparrarci. Intrighi, conquista, diplomazia e tante coltellate. Due tipi di “territori”: il feudo e il vescovado, con poteri differenti, dividono la stessa mappa e l’estrema difficoltà – ci dicono – di fare da soli i tre punti vittoria necessari per chiudere il gioco. Lo prendiamo scontato: il gioco è in francese e l’unico manuale in inglese è solo quello usato durante la fiera… bello non essere collezionisti!

E’ finita!

Comprato il gioco, il triplice fischio: lo Spiel 2011 è storia. Rimane giusto il tempo di aiutare i Cranii – che si stanno vendendo anche le copie demo di Dungeon Fighter, andato esaurito poco prima – a caricare i pallet pieni dei giochi della White Goblin. Anche quest’anno è finita: una settimana campale che occuperà sempre un posticino nella nostra memoria.

 

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