L’ingresso da espositori ci evita la tradizionale coda chilometrica per i biglietti e la ressa da stadio per l’ingresso alla fiera. Ne approfittiamo subito per fiondarci al padiglione 4 per prendere Dungeon Petz (qualcosa mi dice che terminerà presto). Attendo un po’ troppo, e Vlaada Chvatil sparisce nel nulla: decido di aspettare il suo ritorno per avere il suo microscopico autografo sul gioco.
Prima tappa: Pearl Games
Pur avendolo preordinato da tempo, decidiamo di sederci per provare Tournay, ultima creatura di Georges, Orban e Dujardin. Tra l’altro, il pancale con Tournay è appena arrivato, e ci sediamo alle 10.05 con i resti dell’imballaggio ancora accanto a noi.
Come l’anno scorso con Troyes, è Alain che lo spiega a noi e a due simpatici ragazzi di Seattle, che una volta saputa la nostra origine, ci dicono che è davvero un peccato per loro non poter andare anche a Lucca Games (!).
Vince Alessia. Il gioco è molto carino: ritiro la copia preordinata e la faccio autografare dai tre autori.
Dungeon Fighter è arrivato!
Passiamo allo stand della Cranio, in festa per l’arrivo delle scatole di Dungeon Fighter.
I loro tavoli sono pieni e Dungeon Fighter (ma anche Horse Fever, Escape From The Aliens In Outer Space e Sake & Samurai) vendono bene.
Alessia inganna l’attesa scavalcando lo stand e aiutando i ragazzi a vendere i giochi. La hotness di DF è alta, e la gente passa dallo stand per comprare a scatola chiusa (e il gioco è disponibile solo in tedesco).
Panic Station
Dato che Cranio Creations distribuirà i giochi della White Goblin, affrontiamo il loro stand con meno ansia rispetto all’anno precedente.
Tra i tantissimi nuovi titoli WG di quest’anno, Panic Station e Rattus Africanus sono nel mio radar.
Il tavolo dove si gioca al secondo è preso, ma è libero quello di Panic Station. Altri due visitatori si uniscono a noi e inizia la spiegazione. Il gioco non ci piace per niente: per fortuna fa uso di colori, il che ci autorizza a sospendere le spiegazioni per colpa del mio daltonismo. Per fortuna!
Scusate, siamo in lista
Sono quasi le 13.30: un veloce currywurst e poi di corsa allo stand della 2f-spiele, dove abbiamo prenotato una partita. Scelta saggia: come ogni anno lo stand è preso d’assalto per provare Friday e Power Grid – the First Sparks… passare avanti a quelli in coda ci provoca i peggiori accidenti tra gli astanti. Quello che ci spiega le regole chiede se conosciamo Power Grid: alla risposta affermativa nostra e dei due nostri compagni di gioco tedeschi, l’ambientazione salta! Il grano diventa carbone, la canna da pesca si trasforma in una centrale a petrolio, gli spazi caccia diventano città, ecc.
Vinco io, il gioco ci piace (ed è da 6!) faccio tesoro dell’esperianza passata e lo prendo in inglese alla Rio Grande (dove mi aggiudico anche The Robots e Style is the Goal, l’espansione per Stone Age a lungo attesa).
Friedemann Friese
Torno alla 2f-spiele per farmi autografare la copia di First Sparks da Friedemann. Facciamo due chiacchere su Robots. Sono molto curioso di vedere come funzionerà nelle nostre partite: Friese è soddisfatto dell’intelligenza dei robot: sono competitivi fino alla decima/undicesima città, poi i giocatori cambiano marcia e i robot rimangono al palo. Alla fine arrivano ultimi, anche se una volta – ci ha raccontato – un robot è riuscito a terminare una partita per secondo!
Salutiamo Friese, ci accaparriamo la carta promo Supply Contract per Power Grid e non prendiamo Friday (un solitario a cui non giocheremo mai).
Chi si rivede!
Nel giro di venti minuti, rivediamo Thomas & co, abitudinari della fiera, Michele (il Campione di Power Grid alla Play) e Fabio “Pinco” di Giochi sul nostro tavolo.
Vogliamo provare a giocare a Fief, per cui fissiamo genericamente per vederci più tardi.
Ci riusciamo solo con Fabio, alla eggertspiele, per provare Santiago de Cuba. Ma sono le 18.30: il tempo per una lettura delle regole e un paio di giri, poi ci scacciano dallo stand. Sarà per il giorno dopo.
Il buffet che non ti aspetti
Il primo giorno di fiera è finito, ma veniamo invitato allo stand della Ludofact a un buffet.
I tedeschi li sanno fare, i buffet: oltre a tutte quelle cose deliziose e grassissime da mangiare, ci gettiamo sulla buonissima birra alla spina che i camerieri ci portano a nastro.
Dal giorno dopo sono ripassato dal loro stand con un grande senso di nostalgia.
A casa
Mentre un terzo degli abitanti della casa sistema il prototipo di 1969, noi ci dedichiamo a Last Will, ultima creatura di Vladimir Suchy. Sarà l’ora tarda e le regole esageratamente lunghe, ma la partita non va oltre al setup e a un paio di turni. Per due giorni, quel tavolo rimarrà apparecchiato con il gioco.







31/10/2011 alle 19:48
E come non citare la geniale idea delle ultime copie dei giochi a prezzo crescente dello stand lì a fianco? :D